Salute: Arricchimento dei Cibi.


Tante volte le persone confondono il valore nutritivo dei cibi industriali, con quello degli alimenti freschi.

Per motivi prettamente commerciali, o per obbligo legislativo, le etichette dei prodotti che compriamo al supermercato sono piene di informazioni e ci sembra di acquistare la panacea.

Come già detto, i processi industriali (cottura, esposizione alla luce o aggiunta di conservanti) danneggiano irreparabilmente la struttura vitaminica e di quello che andremo a mangiare.

Cosa fanno le industrie per sopperire a queste anomalie?

Semplicemente “arricchiscono i cibi”.

Tutti possono notare dalle pubblicità, “fette biscottate con la tal vitamina” oppure la “bibita con vitamine A-C-E”, se non addirittura mettendo ACE sul marchio del prodotto.

Ma quanta vitamina è presente nel prodotto?

Poca, quasi nulla.

Già nel 1943 la FDA (Food and Drugs Administration) stabilì dei regolamenti che imponevano alle aziende alimentari americane, l’obbligo di arricchire i loro prodotti con quegli elementi che venivano persi nei processi produttivi.

Questi elementi, tuttavia, non sono naturali come un arto artificiale non è un braccio o una gamba.

Ovviamente un’alimentazione naturale è sicuramente meglio di una arricchita, ma per la maggior parte della popolazione questi cibi naturali sono improponibili, per la distanza, per la conoscenza diretta dei fornitori, eccetera.

Per esempio, prendiamo la produzione del pane: nella farina integrale ci sono buone concentrazioni di vitamine del complesso B, quali biotina, inositolo, acido paraminobenzoico, acido pantotenico e acido folico. La lavorazione a caldo distrugge questi composti che possono essere aggiunti in seguito, ma è chiaro che non hanno le proprietà originali.

Oltre al complesso B anche la vitamina E, contenuta nel germe di grano, viene perduta.

Per quanto riguarda i minerali, il ferro viene in parte recuperato, ma il 40% del cromo, l’86% del manganese, l’89% del cobalto, il 68% del rame, il 78% dello zinco e il 48% del molibdeno, vengono a loro volta perduti.

La vitamina E è una delle vitamine più vulnerabili durante le fasi di lavorazione alimentare, le percentuali di riduzione della stessa possono andare dal 22% sino anche al 92% a seconda del tipo di farina e della lavorazione che subisce.

La vitamina E è un prezioso antiossidante dei lipidi e delle vitamine liposolubili, come ad esempio la vitamina A.

Nel caso di acidi grassi insaturi la vitamina E previene la formazione di perossidi che sono ritenuti la causa dell’invecchiamento delle cellule dell’organismo, e di conseguenza dell’organismo stesso.

Consumando esclusivamente cibi industriali, c’è il rischio fondato di contrarre quelle malattie da carenza vitaminica come scorbuto, beri-beri, pellagra, cecità notturna, secchezza delle mucose e altre patologie.

L’arricchimento industriale non può avvenire nel modo completo, come fa la Natura, e non consente che le vitamine agiscano in modo sinergico, come naturalmente fanno.

Esiste un’interdipendenza che lega le vitamine fra loro e i sali minerali, se non sono presenti nelle esatte quantità nel nostro organismo, è come un motore a 12 cilindri che viaggia a 6 o anche meno.

Per esempio, nessun componente del complesso B è mai stato trovato isolato allo stato naturale, esse sono sempre ingerite insieme ad altre dello stesso complesso.

Lo studioso tedesco Henry Schoeder, in suo articolo comparso sul Munch.med.Wschr, afferma che “il complesso B agisce in stretta sinergia sul metabolismo dei carboidrati”, infatti la maggior parte di questi componenti si trova nei cereali, nel lievito di birra, nei germi di grano e, in forma più completa, direttamente nel fegato degli animali.

Il dottor Schroeder avverte però “che forti concentrazioni di una vitamina, ad esempio la B1 (Tiamina) può causare una diminuzione grave della B3, provocando una pellagra latente”

La produzione industriale, inoltre, può creare danni distruggendo sostanze nutrizionali che ancora non sono state scoperte, d’altro canto la maggior parte dei componenti del complesso B sono state riconosciute solo da pochi anni.

Purtroppo, allo stesso modo, anche le colture intensive di frutta e verdura, in serra o con additivi chimici, possono ugualmente distruggere o non creare nemmeno quelle sostanze vitaminiche importanti per il nostro organismo.

In sostanza, è errato “arricchire i cibi”?

Complessivamente si deve rispondere di no, meglio restituire qualcosa che il vuoto completo, ma è errata la visione da parte dei consumatori che un “cibo arricchito” sia uguale al cibo naturale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.