VITAMINA C Dodicesima Parte


ATEROSCLEROSI E VITAMINA C (schema di protezione)

Dopo questo periodo di “autoanalisi”, la dottoressa Leslie provò ad allargare anche ad altri soggetti i test di cui era stata protagonista.
E qui la sorpresa confermò i precedenti riscontri, ovvero i soggetti più giovani, che ricevevano integrazioni di vitamina C, vedevano calare il tasso di colesterolo LDL nel sangue mentre nei soggetti più anziani la percentuale aumentava. sangue (1)
Secondo la tesi della dottoressa Leslie, nei soggetti anziani la vitamina C svolgeva un’azione “raschiante” sulla parete delle arterie, aumentando così la presenza di colesterolo “cattivo” nel sangue.
Il fatto che vi fosse più “colesterolo aterosclerotico” nel sangue, sempre secondo la dottoressa, non era fondamentale, ma era importante “dove andasse”.
Secondo uno studio condotto dai ricercatori Zaitsev, Myasnikov e Sheikman, comparso sulla rivista Kardiologyia il 30 aprile 1964, nelle cavie che ricevevano vitamina C questo andava nel fegato, e veniva convertito in acidi biliari, e nelle ghiandole surrenali, dove partecipava alla sintesi degli ormoni steroidei.
Nelle cavie a cui non veniva somministrata vitamina C, questo elemento si depositava sulle parteti della aorta, con tutte le conseguenze del caso.
VitaminaC_ColesteroloOnde convogliare il colesterolo LDL negli organi preposti alla sua lavorazione, la dottoressa Leslie raccomandava 1 grammo (1000 mg) al giorno ai soggetti aterosclerotici.
La dottoressa Leslie consiglia i medici a utilizzare le sue ricerche per effettuare test diagnostici per la salute delle arterie, controllare quindi che il tasso percentuale diminuisca e rimanga invariato in presenza di un’integrazione di vitamina C.
Eccettuati i casi avanzati, la presenza o meno di un danneggiamento aterosclerotico delle arterie è estremamente difficile a determinarsi. Nelle ricerche sull’aterosclerosi non è facile confrontare i pazienti aterosclerotici con i soggetti normali della stessa età, dal momento che anche i “normali” possono soffrire della stessa malattia, benché non diagnosticata.
Non sono solo le arterie ad essere interessate dalla formazione del colesterolo LDL ma, ovviamente, anche le vene possono venire danneggiate.
La vitamina C, attiva nella formazione del collageno, può rafforzare le difese anche nella circolazione venosa.
La dottoressa Leslie, coadiuvata e appoggiata da una ditta farmaceutica, estese i suoi test ad un gruppo di pazienti con età variabili dai 35 agli 85 anni, tutti in serio pericolo di formazione di trombi, ai quali venivano somministrati 1 gr di vitamina C oppure un placebo.
In seguito furono effettuate analisi approfondite alla ricerca di trombi, anche minuscoli e non discernibili, nel loro sistema venoso. sangue
Nel 60% del gruppo “placebo” e nel 33% di quello integrato, fu riscontrata un’incidenza della trombosi a livello profondo. Le gambe dei pazienti furono accuratamente esaminate, nell’eventualità di scoprirvi un aumento di radioattività, indicante un’agglomerazione del fibrinogeno con contrassegno radioattivo somministrato loro (Il fibrinogeno è una proteina del sangue collegata al processo di formazione dei coaguli).
Un rialzo di radioattività del 15% è considerato “positivo”, ovvero indicativo della formazione di un trombo. Di 10 pazienti sottoposti al test di vitamina C, che formarono risultati “positivi”, 6 presentavano rialzi del 25% o meno (appena sopra del livello normale) e nessuno aveva un rialzo eccedente l’80%, mentre nel gruppo “placebo” alcuni ebbero rialzi del 10% e molti oltre il 20%.
In corrispondenza di questi indici, soltanto 1 paziente del gruppo vitaminico presentava veri e propri sintomi di trombo, mentre tali sintomi erano evidenti il 12 casi dei pazienti del gruppo “placebo”.
Benché non considerati significativi dal punto di vista statistico, si ebbero 3 emboli polmonari in pazienti che avevano ricevuto il placebo e nessuno in pazienti trattati con vitamina C.

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