VITAMINA C e Calcoli Biliari


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Secondo gli studi della dottoressa Leslie e del dottor Ginter, l’integrazione di vitamina C consente una maggior trasformazione di colesterolo in acidi biliari.

Abbassando il livello di colesterolo nel fegato, trasformato appunto in acidi biliari, esso ha minori possibilità di cristallizzarsi e formare calcoli.

In una dieta ricca di vitamina C, come abbiamo avuto modo di vedere, i grassi vengono consumati più rapidamente e non hanno modo di solidificarsi e ossidarsi, creando quegli inconvenienti gravi nella circolazione sanguigna.

Quando un soggetto viene operato di calcoli alla cistifellea essi risultano, nella maggior parte dei casi, formati da colesterolo; la bile della vescica biliare normalmente trasporta il colesterolo completamente disciolto insieme ai sali biliari e lecitina. Cistifellea-con-calcoli-biliari-300x183

Il parere del dottor Small, dell’Università di Boston, è che un difetto metabolico del fegato possa secernere una bile che non assolva ai suoi doveri di “solvente” del colesterolo. Fegato_cistifellea

Anziché ricorrere alla chirurgia, il dottor Small avanza l’ipotesi di ricorrere ad un cambio di metabolismo per incrementare il potere solvente della bile e in tal modo “sciogliere” i calcoli presenti. A suo modo di vedere i medicamenti utilizzati per guarire i calcoli possono a loro volta aumentare l’aterosclerosi.

Il dottor Ginter, dal canto suo, ha pensato ad un sistema diverso per incrementare il potere solvente della bile senza un conseguente incremento del colesterolo.

Egli, sulla base dei suoi esperimenti, disse che la quantità di vitamina C nel fegato è il fattore determinante della misura in cui il colesterolo si trasforma in acidi biliari.

Aumentandone la quantità si aumentano gli acidi biliari e in questo caso il colesterolo resta in soluzione e non precipita sotto forma di calcoli biliari (o placche arteriose).

Ma quanta vitamina C “è sufficiente”?

Un soggetto che assume la quantità RDA può non mostrare alcun sintomo esterno di carenza, tuttavia la carenza nascosta potrebbe ridurre anche considerevolmente il colesterolo trasformato in acido biliare.

I nostri progenitori, piuttosto in là nel tempo, non si preoccupavano del colesterolo dato che si nutrivano di frutta e verdura e i livelli di vitamina C assunta andavano dai 2 ai 9 grammi giornalieri.

Tutti coloro che si attengono ai livelli raccomandati dalle tabelle RDA, potrebbero essere sconcertati dal suggerimento di prendere vitamina C a grammi, ma il dottor Boris Sokoloff ha ottenuto “miglioramenti da moderati a impressionanti” in 50 pazienti su 60, sofferenti di aterosclerosi e trattati con vitamina C in ragione di 1 grammo sino a 3 grammi giornalieri.

 

 

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