VITAMINA C e Mercurio


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Mercurio, non stiamo parlando del pianeta e delle sue influenze astrali, ma dell’unico metallo liquido esistente nella tavola periodica e delle sue influenze nel nostro vivere quotidiano.
Gli alimenti che possono essere maggiormente contaminati, è risaputo, sono pesci e frutti di mare.
Il Giappone, a causa della sua cultura culinaria basata sul pesce crudo, ha avuto negli anni moltissimi casi di cittadini colpiti da patologie derivate dall’ingestione di cibi in cui la presenza del mercurio era particolarmente elevata.
A seconda del tipo di assimilazione (inalazione, ingestione, esposizione cronica) possono presentarsi diversi sintomi che colpiscono differenti organi.
Le patologie possono andare dalla polmonite all’edema polmonare, dalla gastroenterite al collasso cardiocircolatorio, alle alterazioni motorie e della memoria.
Ovviamente il primo consiglio è quello di stare molto attenti a ciò che si mangia e soprattutto al come.
Molto spesso, probabilmente per ragioni economiche, si favorisce e si propagandano le carni alternative come pollo, tacchino e pesce e questo può starci, ma è importante considerare il fatto che fra carni rosse e bianche c’è una lotta impari e parziale.
Prendiamo le mucche i manzi e i vitelli. Sono quelli maggiormente controllati, vivono per lo più in spazi ristretti e anche quando sono liberi, sono recintati e tenuti sotto stretto controllo.
Il pollame, è vero, ha le stesse limitazioni dei bovini ma, se provate a soffermarvi sui pezzi venduti ai mercati e ai supermercati, vi accorgete che polli e tacchini hanno raggiunto delle dimensioni alle quali non erano abituati i nostri vecchi.
Certe volte, osservando un petto di tacchino, mi chiedo se si tratta di un volatile o di un suino, tanto è grosso.
Tralasciamo quello cammina sulla Terra e pensiamo a quello che nuota nel mare.
Il pesce pescato in alto mare è sinonimo di purezza e di sanità e molto probabilmente è così, ma occorre tener presente che il mare non è dappertutto pulito e chiaro.
Scarichi industriali vicino alle coste e quelli delle navi in mare aperto sono fattori da considerare attentamente, pesci, molluschi et similari possono esserne contaminati e il consumo crudo espone a rischi notevoli.
Dopo questa parentesi vorrei ritornare al motivo per il quale anche l’avvelenamento da mercurio può essere contrastato dalla vitamina C. gocce-di-mercurio
Durante una serie di esperimenti condotti nel 1964 da Momcilo Makranjac e Ceda Petrovic, riportati su Comptes Rendus Hebdomadaires de Séance de l’Academie des Sciences (Paris), per prima stabilirono la dose di cloruro di mercurio che risultava fatale alle cavie, quindi somministrarono loro 200 mg giornalieri per 6 giorni (equivalente umano di 14 grammi al giorno).
Al sesto giorno vennero dati loro una dose letale di cloruro di mercurio e nessuno di essi morì.
Con una dose di mantenimento di 0,2 grammi di vitamina C al giorno dopo l’avvelenamento i porcellini d’India continuarono a vivere.
Variazioni di questo esperimento dimostrarono che, mentre la vitamina C, utile come antidoto in caso di avvelenamento di mercurio, è molto più efficace quando l’organismo ne è saturato al momento in cui si verifica l’avvelenamento stesso.
In altre parole la vitamina C può essere presa anticipatamente per prevenire.

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