VITAMINA D e i reumatismi


Quale è la causa dei dolori lombari?

Alcuni imputano ai reumatismi questi sintomi, ma potrebbero tranquillamente essere dovuti all’osteoporosi.

Nel 1965 il medico e giornalista William Brady, consigliava i suoi lettori di iniziare la loro giornata come faceva lui stesso, prendendo 6 capsule di calcio e aggiungere vitamina D per aiutare ad assorbirlo.

“A questo attribuisco il fatto di non soffrire di reumatismi e neppure di quei doloretti vaghi dappertutto, né mal di testa, né mal di schiena, insomma nessuna manifestazione di carenza di calcio”

Ma il calcio, come citava Brady, non serve a nulla se non è aiutato dalla vitamina D in fase di assorbimento.

Numerosi studi hanno dimostrato che, in mancanza di luce solare o di supplementi, l’assunzione di questa vitamina mediante la dieta è spesso al di sotto delle 400 UI giornaliere.

Un esperimento, riportato da Lancet del 28 aprile 1973, riguardò 103 pazienti geriatrici ospedalizzati: la loro situazione esigeva che ottenessero tutto il fabbisogno di vitamina D da sorgenti dietetiche, piuttosto che dalla luce solare. I risultati furono impressionanti: la dose media assunta risultò essere appena di 64 UI.

Una paziente di 72 anni, che era stata costretta a casa per 14 anni a causa della sua infermità, risultò averne ingerita solo per 40 UI al giorno.

È superfluo aggiungere che soffriva di osteomalacia grave. 

Una carenza su così larga scala, non è sorprendente se consideriamo che la vitamina D si trova in natura solo in un numero ristretto di alimenti.

Ma è possibile trascurare sotto questo aspetto la dieta e trarre a vitamina D esclusivamente dalla luce solare?

Ovviamente il luogo di vita è importante, ci sono paesi nei quali gli abitanti possono tranquillamente assumere tutta la vitamina D di cui hanno necessità, direttamente dalla luce solare.

Il dottor J.Chalmers, medico presso l‘ospedale ortopedico Princess Margareth Rose di Edimburgo, in una sua lettera pubblicata su Lancet il 7 giugno del 1969 afferma: “A Hong Kong per esempio la dieta cinese media contiene meno di 70 UI al giorno di vitamina D, tuttavia l’osteomalacia è rarissima grazie alla generosa esposizione al sole che si gode in questa parte del mondo” 

Egli avverte, comunque, che l’osteomalacia è in aumento nei climi temperati: “da quando siamo diventati consapevoli di questa situazione, si sono riconosciuti quasi 150 casi di osteomalacia soltanto in questa zona e sono convinto che non sia che la punta dell’iceberg”

Testimonianze più recenti confermano la predizione del dottor Chambers, dopo aver riscontrato prove evidenti della malattia in pazienti curati per fratture ossee (più precisamente nel 47% degli uomini e il 34% delle donne) il dottor J.E.Aaron e i suoi colleghi di Leeds, espressero le loro conclusioni su Lancet del 16 febbraio 1974: “ci sembra ragionevole affermare che per ciascun caso di osteomalacia conclamata, che rappresenta una carenza grave di vitamina D, ce ne sono altri in cui questa carenza risulti minore. Dato il ruolo dominante della vitamina D nell’assorbimento del calcio, è probabile che un cattivo assorbimento di calcio negli anziani sia una manifestazione di un grado di carenza di vitamina D che si avvicina all’osteomalacia. Ciò può, come minimo, contribuire alla perdita ossea senile”

Il miglior modo per evitare questo tipo di problemi è somministrare vitamina D supplementare, derivata naturalmente dall’olio di fegato di pesce. Non si può contare solo sulla dieta per l’assunzione della vitamina D necessaria per assistere l’assunzione di calcio da parte dell’organismo, e neppure fare affidamento sulla luce del sole che, come sappiamo, d’inverno non risulta sufficiente.

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