VITAMINA D e il freddo


In un periodo di 5 anni, J.E.Aaron e i suoi colleghi di Leeds, esaminarono alcuni campioni di osso iliaco appartenenti a 134 pazienti che soffrivano di fratture sospette del femore.

Il 13 luglio del 1974, su Lancet, vennero riportate le loro conclusioni nelle quali affermavano di aver accertato sintomi di osteomalacia in ben del 37% dei casi.

E aggiunsero che i sintomi di questa malattia erano più numerosi nei pazienti le cui fratture avevano avuto luogo fra febbraio e giugno.

“Come ci si aspetterebbe, se la cosa fosse attribuibile a variazioni di riserve di vitamina D in dipendenza della luce solare, la percentuale dei casi di osteomalacia è più alta in primavera e più bassa in autunno”

Il ritardo di due-sei mesi tra i giorni di minima insolazione (la terza settimana di dicembre) e la più alta incidenza dell’osteomalacia si spiega facilmente ricordando che la vitamina D è liposolubile quindi si accumula facilmente nell’organismo. Durante l’estate accumuliamo le riserve di vitamina D per i mesi freddi, ma è probabile che ad un certo punto le riserve vadano ad esaurirsi proprio nell’ultimo periodo.

La vitamina D contenuta nel sangue, può calare fortemente anche prima che finisca l’inverno.

Negli individui normali venne accertato che il livello normale di 25-idrossicolicalcioferolo, la forma circolante di vitamina D, raggiungeva il suo minimo in dicembre, due mesi prima che i dolori dell’osteomalacia fossero al livello massimo. I soggetti erano infatti tutti ospedalizzati, la loro esposizione alla luce solare era analoga a quelli di molti altri: potevano infatti recarsi all’aperto durante i fine settimana e durante le vacane estive (il livello di vitamina D nel sangue raggiungeva il culmine in settembre.

A meno di non integrare con l’alimentazione l’apporto di vitamina D, ogni inverno metterà a dura prova le nostre ossa.

Il tessuto osseo, a mano che si avanza con l’età, si riduce e si assottiglia.

Dopo i 30/35 anni, si riduce del 10% ogni 10 anni per la donna e del 5% ogni 10 anni per l’uomo.

Questa potrebbe essere la ragione per cui la perdita di questo tessuto osseo non causi dolore ad una donna di 25 anni, mentre crei reali sofferenze ad una di 55 anni.

La struttura ossea si indebolisce con l’avanzare dell’età e possono insorgere patologie come osteomalacia e osteoporosi.

La prima causa sintomi del tipo debolezza e dolori ossei generici, mentre la seconda presenta dolori alla schiena all’atto di alzarsi e chinarsi o nei punti dove le vertebre spinali potrebbero aver ceduto.

I comuni raggi X possono rivelare solo il 30% della perdita ossea, ma a quel punto possiamo dire che “i buoi sono già scappati dalla stalla”

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