VITAMINA D e la perdita di minerali


La struttura ossea non è stabile, come fosse semplicemente un’armatura, ma è viva.

Si evolve, cresce e si riduce a seconda dell’età, si nutre e nutre altri organi.

Essa acquista e rilascia minerali, in calcio in primis, e il saldo dovrebbe essere a zero, per essere in salute, ma spesso questo saldo risulta essere negativo, ovvero la struttura rilascia minerali in misura maggiore di quanti ne acquisisca.

I fattori con cui essa cresce li abbiamo visti: nutrizione, sole e movimento e abbiamo anche visto che, in fase di età avanzata, spesso vengono a mancare questi 3 elementi.

Inoltre lo scheletro è in perenne modifica, adattandosi ai cambiamenti di peso oppure a mutate condizioni di stress.

Le ossa servono da “magazzino del calcio” per rifornire, attraverso la corrente sanguigna, le cellule nervose, allo scopo di assicurare il funzionamento del sistema nervoso.

Alcuni ormoni, più la vitamina D, contribuiscono sia ad immagazzinare questo minerale nei depositi ossei, sia a rilasciarlo quando è necessario, per mantenere costanti i valori di calcio nel siero.

Una volta compreso questo  meccanismo, è evidente l’importanza dell’assunzione di un’adeguata quantità di calcio nella dieta.

Se così non fosse, gli ormoni sacrificherebbero in breve tempo le nostre ossa sull’altare del calcio; per il nostro organismo è prioritario mantenere alto il livello di calcio per proteggere le cellule, piuttosto che mantenere la durezza della colonna scheletrica.

Il segreto consiste nell’assicurarsi che la corrente sanguigna sia sempre rifornita di calcio proveniente dall’alimentazione, eliminando così il bisogno di recuperarlo dalle scorte ossee.

Vorrei sottolineare l’importanza di mantenere elevata l’integrazione del calcio, soprattutto per le donne in età fertile affinché, quando queste dovessero risultare gravide, il feto non risucchi tutte le scorte di calcio dalle ossa della madre.

Ma il calcio , nell’organismo, non è tutto: è fondamentale anche l’apporto della vitamina D. Essa è la scintilla che accende la miccia per metabolizzare il calcio; senza l’apporto di questa vitamina il calcio viene espulso dal corpo umano, senza che sia assimilato.

Nessuna autorità medica mette in dubbio l’importanza del calcio né quello della vitamina D, ma è piuttosto strano che non esista una ricerca recente sull’efficacia di questa accoppiata alimentare per prevenire e curare l’osteoporosi.

Si sono adoperate nuove tecniche avanzate per l’esame delle ossa e l’apprezzamento delle fluttuazioni ormonali, allo scopo di collaudare l’efficacia di una grande varietà di medicinali, fra cui i preparati a base di ormoni sintetici e il fluoruro, un minerale potenzialmente tossico.

Ma come riconoscono la dottoressa Jennifer Jowsey e i suoi collaboratori presso la Mayo Clinic, in un articolo su Postgraduate Medicine, dell’ottobre 1972, “non si hanno rapporti di un lavoro analogo in tema di facili e ovvie manovre dietetiche, medianti le quali chiunque può curarsi da solo, con calcio e vitamina D.”

Tuttavia uno studio su pazienti osteoporotici è in corso, presso la Mayo Clinic, ma la dottoressa Jowsey afferma che i risultati saranno noti solo fra qualche anno, aggiungendo un utile avvertimento: qualunque possa essere il risultato dell’esperimento, non vi è dubbio che il momento per iniziare questa somministrazione è molto prima dell’età in cui di solito la gente comincia a preoccuparsi dell’osteoporosi.

Questa patologia si riscontra in maniera caratteristica nelle donne dopo la menopausa, ed è presumibilmente in correlazione con la scarsa produzione di estrogeni (l’ormone femminile che diminuisce quando cessano le ovulazione e le mestruazioni).

Negli uomini la fragilità ossea si verifica in età assai più avanzata e il fenomeno è di minore gravità.

Ma, nonostante la malattia venga associata alla media e alla tarda età, il processo inizia probabilmente molti anni prima.

 

 

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