VITAMINA D Una famiglia al nostro servizio


La vitamina D non è solo una vitamina, come potremmo intendere ad esempio la C, ma si tratta di un complesso come nel caso della vitamina B.

Quella che abitualmente definiamo “vitamina del sole”, in effetti è la vitamina D3, che si forma quando i raggi ultravioletti del sole colpiscono l’epidermide e trasformano una forma di colesterolo precursore della vitamina D, in colecalciferolo(D3), la stessa sostanza che riceviamo come vitamina D naturale dagli oli di fegato di pesce.

Ovviamente la vitamina D ottimale è proprio quella si estrae appunto dal fegato dei pesci. Essi riescono a fabbricarla senza il beneficio dei raggi ultravioletti ed a immagazzinarla nel fegato in quantità abbondante.

Il fatto importante è che, a differenza delle vitamine D di sintesi, quella estratta dai pesci è identica a quella prodotta dall’organismo umano. Grazie a questa perfetta compatibilità è improbabile che si presentino effetti tossici derivati da forti dosi vitaminiche.

Infatti una forte dose di ipervitaminosi da vitamina D, presentatasi negli anni “40 in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, è stata direttamente rapportata con l’introduzione e la diffusione della vitamina D sintetica.

“Negli anni che vanno dal 1942 al 1952” riferisce la dottoressa Daphne A.Roe sul New York Journal of Medicine (10 aprile 1966) “quando il calciferolo (D2) era stato introdotto da poco per il trattamento del Lupus Vulgaris  (una malattia della pelle) e per malattie benigne quali i geloni e la psoriasi, non furono infrequenti i sintomi da overdose di vitamina D”.

La vitamina D, come la vitamina A, è liposolubile e, a differenza con le vitamine B e C che sono idrosolubili per cui l’eccedenza viene espulsa dall’organismo con l’urina, si accumulano nel fegato. Essendo la vitamina D necessaria per l’assorbimento del calcio da parte dell’organismo, un eccesso di sostanza può causare effetti collaterali non indifferenti.

In via teorica un ipervitaminosi D può causare una calcificazione delle ossa e un indurimento delle arterie, sino ad un ritardo mentale nei bambini.

La preoccupazione della FDA riguardo l’ipercalcemia ebbe le sue radici nel Regno Unito. Quelle autorità sanitarie, preoccupate dal crescente numero di bambini affetti da rachitismo e ingannate dalla facilità della cura, iniziarono ad arricchire latte in polvere e cereali per bambini con la vitamina D sintetica.

Si calcola che il bambino inglese medio abbia consumato, in seguito a tale iniziativa, circa 2000 UI di vitamina D al giorno. Quando cominciò a decrescere il numero dei casi di rachitismo, iniziò a manifestarsi un’insolita frequenza di ipercalcemia.

Quando nel 1957 venne ridotto il contenuto di vitamina D da quegli alimenti anche l’ipercalcemia iniziò a decrescere.

Ma questa ipercalcemia non è dovuta genericamente alla vitamina D, ma specificatamente a quella forma sintetica rappresentata dalla D2.

La differenza fra vitamine naturali e quelle sintetiche è stata ampiamente spiegata e dimostrata, e la vitamina D non fa eccezione.

A questo proposito occorre citare la dottoressa Isobel Jennings, dell’università di Cambridge, che ha scritto un testo Vitamins in endocrine metabolism (Charles C. Thomas, Springfield, Illinois, 1970) e ha evidenziato le sottili linee di demarcazione che separano le tue tipologie.

La dottoressa Jennings afferma: “In molti casi sono disponibili vitamine sintetiche, identiche alla sostanza che si trova in natura o solo strettamente affini ad esse. Le strette affinità, benchè utili sotto molti aspetti, pongono molti problemi in quanto possono avere solo una frazione, grande o piccola che sia, dell’attività biologica del prodotto naturale. Esse possono sostituirsi in molte funzioni al loro corrispettivo naturale, ma non in tutte, così che è di capitale importanza usare un’estrema cautela nel loro uso”.

La differenza fra la vitamina D2 )sintetica) e la vitamina D3 (naturale)?

Secondo la dottoressa Jennings “la D2 è strutturalmente diversa dalla D3, avendo una catena laterale insatura. E’ preparata mediante irradiazione di ergosterolo, uno sterolo vegetale presente nella segale cornuta e nei lieviti. La D2 varia quanto alle sue qualità antirachitiche in varie specie animali ed è in una certa misura più tossica della vitamina animale che si trova in natura”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.