VITAMINA E e gli scienziati


Nel campo scientifico, come in ogni campo, esistono delle controversie.

Nel campo della nutrizione, però, sono molto marcate.

La biochimica umana, specialmente quando riguarda espressamente il singolo individuo, è particolarmente complessa.

È difficile mettere d’accordo due dietologi, a meno che non provengano dalla medesima scuola.

Può verificarsi un onesto dissenso sull’efficacia di qualsiasi terapia, che sia recente oppure che sia datata, ma l’emotività umana diventa un fattore di questo dissenso, anche fra scienziati e medici.

Se un medico detiene una certa notorietà, spesso i suoi metodi e le sue motivazioni diventano sospetti, e questo si fa più evidente quando i suoi metodi divergono dalla pratica usuale.

Gli scienziati, come qualsiasi altra persona, hanno alcuni pregiudizi e spesso devono anche barcamenarsi nel mare della politica.

In uno scritto, pubblicato su The Christian Science Monitor del 18 dicembre 1973 di R.C. Cowen, si può leggere: “gli scienziati è affidato un disinteressato e spassionato studio dell’universo; ma non fidiamocene troppo. Essi possono resistere ad un’idea scomoda, esattamente come qualsiasi istituzione.”  A proposito di ciò, Aranson Meyer della Harvard University, ha osservato: “accade quasi invariabilmente quando dei fatti nuovi gettano il dubbio su una teoria generalmente accettata. I concetti prevalenti hanno una presa così potente sul pensiero di tutti i ricercatori, che questi trovano difficile, se non impossibile liberarsi da quell’idea”.

Anche scienziati di aperte vedute sono stati confusi dal complicato comportamento della vitamina E.

Parte di quello strano comportamento si può attribuire alle sue interrelazioni con altre sostanze nutritive.

Quando si consideri che la vitamina E necessita di “collaboratori” quali il Selenio (un elemento presente in minime tracce), la vitamina A e certi amminoacidi contenenti zolfo  e la vitamina C, non possiamo non meravigliarci di alcuni rapporti negativi che vorrebbero screditare la vitamina E.

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