VITAMINA E e gli studi scientifici


Alle volte gli studi scientifici sono, per così dire, un po’ “pilotati”, come avvenuto nel caso della vitamina E. Uno di questi studi, forse il più citato dagli scettici, è quello del dottor S.Rinzler, e dai sui collaboratori, in una ricerca cardiovascolare presso il Cornell Medical College.

In quell’occasione venne condotto un regolare studio a doppio cieco, somministrando a 19 pazienti 300 UI di vitamina E, giornalmente per 4 mesi.

Il secondo gruppo, sempre di 19 pazienti, ricevette un placebo.

Non si notò alcuna significativa differenza fra i due gruppi.

Questo ci fa venire in mente i primi comunicati sulla vitamina C e il raffreddore.

I ricercatori usavano piccole quantità, di regola 100-250 mg, e osservavano soltanto miglioramenti di poco conto.

E così, per molti anni, gli “esperti” dichiararono a più riprese che l’idea che la vitamina C rappresentasse una protezione  contro il raffreddore, era stata confutata.

Recentemente sono stati eseguiti dei nuovi test, condotti da eminenti ricercatori, che invece di usare piccole dosi di vitamina C, ne hanno usato 1.000 mg al giorno.

Fu riscontrato, senza eccezioni, che i soggetti sottoposti ad assunzione di 1 grammo di vitamina C al giorno, presentarono un numero decisamente inferiore di raffreddori e di altri disturbi delle vie respiratorie.

Improvvisamente non si sentì parlare più di quegli “esperti” che avevano insistito per anni, sulla farsa della vitamina C.

 

Ritornando all’esperimento Rinzler, dovremmo chiederci: quale sarebbe stato l’esito del test, se la dose da somministrare ai pazienti fosse stata di 1.600 UI, anziché di 300, dose che Evan e Wilfrid Shute raccomandano per guarire da attacchi cardiaci?

Quali sarebbero stati i risultati, somministrando anche solo 800 UI, dose raccomandata per prevenire disturbi cardiaci in persone apparentemente sane?

Che cosa sarebbe accaduto se i pazienti fossero stati osservati per 6 mesi?

Che cosa sarebbe accaduto se la dose di vitamina E fosse stata somministrata ad un numero maggiore di pazienti?

L’errore sperimentale potrebbe essere stato ancora più serio, vista l’esigua quantità somministrata e il numero ridotto di pazienti sotto osservazione.

Se questo test, condotto negli anni “40, fosse stato condotto oggi, i ricercatori potrebbero aver capito l’importanza dell’interrelazione fondamentale fra la vitamina E e il selenio.

Essa può agire da sola in molte funzioni, ma per altre richiede dei collaboratori; le malattie cardiache ci appaiono oggi in stretto rapporto con la vitamina E e il selenio.

I biochimici, che preparano diete carenti di vitamina E in animali da laboratorio,  possono contemporaneamente provocare carenze di selenio.

Quando aggiungono la vitamina E, la carenza di selenio può impedire ogni miglioramento.

I ricercatori medici possono aver tentato di arrestare il progredire di certe malattie con la vitamina E e non hanno avuto alcun successo solo perché il soggetto presentava anche una carenza di selenio.

Se i 19 pazienti dell’esperimento Rinzler si erano ammalati di cuore a causa di una dieta carente, è possibile che mancassero anche di selenio, ma anche somministrando loro 300 UI di vitamina E, non avrebbero potuto comunque rimediare alla carenza di selenio, e di conseguenza il test non fornì un risultato accettabile.

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