VITAMINA E e Selenio


Perché questa sinergia è così importante?

Lo si evinse dai risultati di un esperimento effettuato su animali da laboratorio.

Essi ricevettero un vaccino, ad un gruppo fu somministrato selenio, ad un altro gruppo vitamina E, ad un terzo gruppo entrambe le sostanze e ad un quarto gruppo nulla.

Il gruppo che ricevette solo vitamina E, presentò lo stesso numero di anticorpi  del gruppo di controllo. Negli animali trattati solo con il selenio, la produzione di anticorpi fu del 12% in più di quello di controllo, ma nel gruppo che ricevette entrambe le sostanze, la produzione di anticorpi fu il doppio, rispetto agli altri gruppi.

Questa potente sinergia, fu poi confermata da alcuni esperimenti condotti da ricercatori diversi.

Un esperimento compiuto in Messico, confermò una diminuzione dell’angina pectoris grazie alla combinazione di vitamina E e Selenio.

Questa combinazione è utilizzata anche nella pratica veterinaria e, sulla base di questi esperimenti, anche alcuni scienziati nordamericani hanno adottato la stessa formula.

Purtroppo il selenio è un elemento da prendersi con le molle, dato è piuttosto tossico.

Se assunto con l’alimentazione, i dosaggi sono minimi e consentono appunto quell’azione combinata che favoriscono la protezione dell’organismo.

Il selenio si trova abitualmente nel lievito di birra, nelle uova e nel tonno.

Se i primi rapporti sulla vitamina E non attribuivano ad essa alcun valore, perché hanno continuato a studiarla?

Probabilmente la causa è stata la curiosità che, in ogni caso, è alla base delle ricerche scientifiche, e l’abbondanza di riscontri positivi che, di volta in volta, venivano alla luce.

Un indizio è il nesso epidemiologico fra l’aumento delle malattie cardiache e la scomparsa della vitamina E dalla nostra dieta.

Ma il problema vero è il consumo di vitamina E, che è solamente più una frazione di quello che era quasi un secolo fa.

Le degerminazione, lo sbiancamento, i processi industriali e i lunghi periodi di stoccaggio, ne hanno impoverito i cibi.

Contemporaneamente è aumentato il consumo di grassi insaturi che, secondo recenti ricerche, necessitano di maggior vitamina E per proteggerli da reazioni di perossidazione

Il dottor N. Di Luzio ha studiato l’impatto di una scarsità di vitamina E sugli acidi grassi insaturi e sulla formazione delle diolefine, presenti in maggior percentuale nei casi di perossidazione dei grassi, ebbene questi elementi erano presenti in 78 pazienti su 81, di conseguenza il 96% delle persone denotava una carenza di vitamina E. La presenza massiccia di diolefine sembra essere direttamente proporzionale con i problemi di natura cardiaca.

In un altro studio, del dottor W.M.Toone, pubblicato su New England Journal of Medicine del 1973, ritiene che la vitamina E abbia ottimi benefici su pazienti con patologie cardiache; infatti in presenza di una somministrazione di 400 UI per 4 volte al giorno, riduceva il bisogno di assunzione di nitroglicerina da parte di questi pazienti.

In un altro studio portato avanti dalla dottoressa M. Fedelseva e dai suoi collaboratori della facoltà di medicina dell’Università di Manitoba nel 1971, ha evidenziato che una carenza di vitamina E produce marcate alterazioni nel metabolismo cardiaco.

Questa alterazione è dovuta ad alterazioni sia nella conduzione e sia nell’utilizzo dell’energia.

 

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