VITAMINA E La vitamina della giovinezza


Come abbiamo visto, la vitamina E è estremamente efficace nel combattere i radicali liberi.

Questi ultimi, è assodato, velocizzano i processi di invecchiamento, attaccando le cellule, e a lungo andare “invecchiano” la pelle e gli organi.

Diventa automatico pensare che, se la vitamina E riduce i radicali nell’organismo,  allunga i tempi dell’invecchiamento e quindi “ringiovanisce”.

Il dottor Jeffrey S. Bland, associato al Dipartimento di Chimica presso l’Università Puget Sound a Tacoma (Washington), esprime in un saggio il suo pensiero.

“La prove che la vitamina E può produrre miglioramenti impressionanti in vari problemi di salute continuano ad aumentare, benché siano in corso furiosi dibattiti sull’attendibilità di tali prove.

Ma nel bel mezzo della controversia sulle applicazioni cliniche o mediche della vitamina E, la ricerca biochimica si è concentrata sul come agisca.”

Infatti nel laboratorio di Puget Sound, il gruppo di lavoro a cui partecipa il dott. Bland, ha effettuato una ricerca sul comportamento della vitamina E a livello molecolare.

Maggiori dosi di vitamina E nell’alimentazione, aiutano l’organismo a combattere l’invecchiamento cellulare. Questo non significa certo che dosi di vitamina E rendano immortali, ma sicuramente aumentano la prospettiva di vita nel lungo periodo.

“… il nostro studio iniziò di fatto quando constatammo che gli eritrociti umani (più comunemente chiamati globuli rossi) potevano essere “invecchiati” precocemente esponendoli alla luce e all’ossigeno, producendo strani tipi di ‘cellule germogliate’ che appaiono avvolte su se stesse in confronto alle cellule normali che appaiono lisce e sane. Pensammo che le cellule germogliate fossero il risultato dell’esposizione a ciò che i chimici chiamano condizioni ossidanti, similmente a quello che accade ad un pneumatico di bicicletta consumato se viene sottoposto a pressione. Allo stesso modo le membrane cellulari indebolite, presentavano le protuberanze riscontrate. Inoltre appurammo che il numero delle ‘cellule germogliate’ aumentava rapidamente a seconda dell’esposizione alla luce e all’ossigeno.”

Anche se nel corpo umano le cellule non vengono ‘maltrattate’ in questo modo, il processo di ossidazione prosegue normalmente e causa, alla lunga, quegli effetti di invecchiamento.

Uno degli ossidanti più potenti è l’ozono, un ingrediente primario dello smog fotochimico.

Uno studio effettuato alla Southern California University of Los Angeles, ha dimostrato che l’esposizione dei globuli rossi all’ozono, li rende estremamente fragili, in seguito alla distruzione della membrana cellulare.

Ma anche l’ossigeno che circola nell’organismo, può produrre ossidazione e, in presenza di intensa luce solare, il processo si velocizza.

Quando le cellule soffrono un danno da ossidazione è come se venissero colpite da una minuscola bomba a mano. È difficile dire esattamente quale sia la natura del danno, ma è fuor di questione che il danno avvenga e che, col passare degli anni, è possibile che queste lesioni submicroscopiche, affrettino l’insorgere di molte malattie degenerative.

 

 

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