VITAMINA GRUPPO B RIBOFLAVINA: difetti congeniti


Ci fu un tempo, per citare lo scienziato inglese D.H. Woolam di Cambridge, che il bambino non ancora nato era visto come una forma aliena e inumana, un parassita sicuro e immune dal mondo esterno, che veniva al mondo “intatto e coniato di fresco” feto

talidomideSecondo il dottor Woolam la tragedia del talidomide ha mutato la nostra visione: “noi oggi sentiamo e sappiamo che, dal momento dell’impianto, se non proprio da quello della fecondazione, l’embrione si trova in un ambiente che possiede potenzialmente per lui, tutta la pericolosità dell’ambiente esterno”

Sono diversi i fattori ambientali che possono determinare nel neonato difetti congeniti, una volta creduti solo fattori ereditari.

Uno dei fattori ambientali più diffusi, dopo ovviamente fumo alcool e droghe, è l’alimentazione della madre.

Un consumo di riboflavina dovrebbe essere uno dei fattori più curati, nel predisporre la dieta della gestante, dato che esperimenti di laboratorio hanno evidenziato come una carenza di questa sostanza può portare, nei mammiferi, a malformazioni nella progenie.

Alcuni test effettuati sui ratti, sottoposti a riduzione di riboflavina, hanno evidenziato che questa carenza porta ad un anormale sviluppo osseo e anomalie scheletriche varie, soprattutto nella parte superiore della mascella e del palato.

rattoNonostante gli studi del dottor Maclkler, della University of Washington di Seattle, abbiano gettato una luce sull’argomento, il meccanismo per il quale la carenza di riboflavina influisce sul feto dei mammiferi, non è completamente chiaro.

In un’analisi biochimica dei feti deformati, il dottor Mackler ha scoperto un gruppo specifico di enzimi incaricati dell’utilizzazione dell’ossigeno per la produzione di energia, la cui sintesi dipende dalla riboflavina.

Si può capire come si possano facilmente sviluppare delle anomalie, quando la produzione energetica si riduce in un momento cruciale in cui le cellule, impegnate in una rapida moltiplicazione e diversificazione, ne hanno una grande necessità.

La carenza di vitamina B2 può aumentare la teratogenicità (potenziali danni al feto) di certi farmaci, sulla base di esperimenti compiuti dal dottor Lorene R. Rogers, che ha dimostrato che quando i farmaci teratogenici vengono somministrati a femmine di ratto gravide e carenti di riboflavina, l’incidenza di difetti congeniti dei feti è superiore a quella causata dai soli farmaci o della sola carenza di vitamina.

Per quanto riguarda gli esseri umani, il dottor Rogers scrive che “i nostri risultati indicano che tutti i medici che somministrano farmaci di qualsiasi tipo in gravidanza, dovrebbero fare qualsiasi sforzo per assicurarsi che l’alimentazione della gestante sia quanto più possibile vicina all’ottimale”.

Il rapporto del dottor Mackler ha dimostrato come una carenza di riboflavina possa danneggiare il feto senza che appaia alcun sintomo nella madre.

Oltre a esaminare i tessuti del feto deformato, il dottor Mackler ha studiato i tessuti del cuore e della placenta della madre, trovando che l’attività degli enzimi non era influenzata significativamente.

Commentava il dottor Mackler: “I tessuti del feto sembrano particolarmente suscettibili agli effetti della carenza di riboflavina”. Un livello tollerabile di carenza nella madre, può non essere sopportato dall’embrione nel momento cruciale della crescita.

gravidanza_1Le prove sugli animali possono essere valide anche per gli esseri umani?

Quanto è reale il pericolo per una gestante, che non riceve una dose minima di vitamina B2, di mettere al mondo un figlio malformato?

Sfortunatamente non sono stati approfonditi studi sui bambini malformati in rapporto al consumo di riboflavina da parte della madre in gravidanza, è noto tuttavia che la carenza di vitamina B2 è fra le più comuni insufficienze vitaminiche, e che la malnutrizione, riguardo questo elemento, è fra le più diffuse.

Quali sono i cibi più ricchi di riboflavina?

Il rognone di manzo è quello che più di ogni altro ne contiene in quantità maggiore, ovvero 7,14 mg su 250 grammi di sostanza, ma occorre anche pensare che poche persone sono in grado di mangiare 250 grammi di rognone.

Il fegato di manzo ne contiene un po’ più della metà, ovvero 4,16 mg su 250 grammi di carne e via via, in dosi inferiori, la possiamo trovare nel cuore, nel pollo, nel prosciutto, nel latte e nelle uova, nei broccoli e negli spinaci, nel cavolo nei piselli e nei fagiolini.

Si tratta pur sempre di un rapporto piuttosto basso rispetto alla quantità di cibo che necessita per il fabbisogno.

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