VITAMINE GRUPPO B: TIAMINA e il CUORE conclusioni


 

Il professor Cheraskin del Dipartimento di Stomatologia del Centro Medico dell’Università dell’Alabama, insieme ai suoi collaboratori, ha fatto un passo avanti nella ricerca sulla relazione fra l’assunzione di tiamina e i disturbi cardiaci negli esseri umani viventi (Journal of the American Geriatrics Society, novembre 1967).Alabama_University

Il medico ha raccolto un gruppo di dentisti con le loro mogli, 74 in totale, sottoponendoli a delle domande standard del Cornell Medical Index Wealth Questionnaire sui sintomi cardiovascolari.

Le domande sono poi quelle usuali come: “avverte forti dolori al petto?”, “sente spesso colpi al cuore?”, “nella sua famiglia ci sono stati casi di disturbi cardiocircolatori?”, “ha la sensazione di rimanere senza fiato prima degli altri?”.

Dei 74 soggetti, il 44% lamentava almeno un sintomo cardiovascolare, mentre il 12,3% ha dato risposte multiple, che possono evidenziare problemi cardiovascolari.

Al fine di comparare i disturbi cardiovascolari con il consumo di tiamina, i soggetti furono separati in due sottogruppi, 37 consumavano da 0,13 a 0,91 mg di tiamina al giorno, i rimanenti 37 da 0,92 a 2,95 mg giornalieri.

Confrontando ipastasciutta due gruppi, risultò che i soggetti con il minor consumo di tiamina denunciavano almeno il doppio di sintomi cardiovascolari rispetto ai soggetti che hanno assunto una quantità maggiore di vitamina.

Un nemico della tiamina è lo zucchero, derivato da carboidrati e da prodotti raffinati.pastasciutta01

Il dottor Cheraskin eseguì degli ulteriori esami sui 74 soggetti, dopo averli suddivisi in due sottogruppi in base al consumo di tiamina, li suddivise ulteriormente in altri due sottogruppi in base al consumo di carboidrati.

Al momento di correlare i risultati, risultò che i soggetti con maggiori disturbi cardiovascolari erano anche quelli che consumavano meno tiamina e più carboidrati.

Il dottor Cheraskin commentò: “va sottolineato che le interrelazioni qui osservate non provano, di per se stesse, una relazione causa-effetto. Tuttavia, è degno di nota il fatto che questi dati sono coerenti con altri rapporti che indicano una relazione tra il consumo di carboidrati e le malattie cardiache”zucchero-bianco

 

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